1P – Industria chimica per l’arredamento

Set 8, 2022

Tra gli anni 50 e 60 del secolo scorso, in moltissime case italiane, s’avvia a fare il suo trionfale ingresso il materasso a molle Permaflex, prodotto nello stabilimento pistoiese di Gello. A tutti gli effetti si tratta d’una proposta fortemente innovativa che interviene non solo su pratiche vitali (il riposo) ma anche profondamente intime e simboliche (il sesso e la relazione fra generi) perlopiù radicate e riconducibili alla sfera artigianale e contadina. Forse diffcilmente valutabile oggi, a cavallo di questi due decenni la società italiana vive una sorta di rivoluzione che coinvolge un ambito assai delicato della privacy e, adottando nuovi materiali e una filiera meccanizzata secondo logiche esplicitamente industriali, intende realizzare un prodotto in grado di competere per comfort, eleganza ed efficacia con i classici e aurati artefatti del passato.

Grazie a una rete di vendita ben organizzata, nonché a un’imponente e innovativa campagna pubblicitaria, l’iniziativa del patron dell’azienda, Giovanni Pofferi, ottiene in breve un grande successo commerciale. Un’affermazione che – sostenuta in particolare da un’abile utilizzo dei nascenti strumenti reclamistici offerti dalla Rai, come, ad esempio, il fortunato format televisivo Carosello – consente all’astuto e disinvolto imprenditore d’avviare in primis la produzione delle reti Ondaflex, quindi delle camere da letto Italbed, entrambe finalizzate alla creazione di tipologie d’arredo fortemente legate al prodotto trainante d’una realtà imprenditoriale rapidamente trasformatasi in gruppo industriale.

Una volta conquistata la “zona notte” è il soggiorno a diventare l’orizzonte imprenditoriale di Pofferi. Ma non si tratta affatto di un passaggio automatico: sebbene le resistenze all’avvento del materasso siano state superate con successo, l’area living rappresenta un campo decisamente meno tecnico e assai più complesso sia in termini di “gusto” che di “status” sociale. Non stupisce pertanto che il primo approccio al tema del soggiorno sondi aree particolarmente “periferiche” – sebbene potenzialmente vaste – del mercato immobiliare dell’Italia della ricostruzione.

La “pietra miliare” su questo fronte è dunque la realizzazione, in serie limitata, della “poltrona modulare” Permaflex 59, progettata da Pierluigi Spadolini e Mario Maioli. Si tratta di un prodotto che, per le sue caratteristiche costruttive, consente un’estesa componibilità, tale da renderlo facilmente adattabile alle tipologie dei nuovi appartamenti, realizzati, tra gli anni del secondo dopoguerra e quelli del “miracolo economico”, con i programmi statali di edilizia economica e popolare. È il 1960 quando, in occasione della XII Triennale di Milano dedicata al tema “La casa e la scuola”, che la Permaflex ‘59 viene inserita da Spadolini e Maioli nell’installazione di “Alloggio periferico” in cui vengono proposti gli interni arredati d’un “alloggio tipo” INA-Casa [01] facente parte delle iniziative edilizie del piano promosso fin dal 1948 da Amintore Fanfani, all’epoca ministro del Lavoro e della Previdenza sociale.

La poltrona modulare rappresenta per l’azienda di Gello un’incoraggiante sperimentazione che apre la strada a un crescente impegno nella produzione di arredamento. Nel 1961, sul n° 3 del periodico aziendale “Noi della Permaflex”, viene pubblicato un articolo relativo alla partecipazione del gruppo industriale pistoiese alla XXXIX Fiera di Milano con due stand distinti: il primo, dedicato esclusivamente ai materassi, il secondo riservato ai prodotti Italbed specificatamente progettati per camere da letto/studio destinate a bambini e ragazzi. Attraverso le pagine della rivista viene esposto il punto di vista della direzione aziendale circa lo stato delle cose relativamente alla produzione dell’industria nazionale dell’arredamento rivolta al grande pubblico, prospettiva che sottolinea in particolare la scarsa capacità d’innovazione rilevabile del contesto produttivo coevo, soprattutto per quel concerne la ricerca sui materiali e il design.

Da parte della galassia Pofferi-Permaflex, la risposta a tale ravvisata carenza non tarda ad arrivare: dal 1959, infatti, all’interno del gruppo diviene operativa una società che si interessa di applicazioni delle materie plastiche nell’ambito dell’arredamento. Si tratta della Spumaflex, trasformata in Elastoresine nel 1961, che ha sede a Calenzano e dove si produce, grazie alla concessione del brevetto da parte della multinazionale tedesca Bayer, il poliuretano espanso necessario a imbottire il telaio a molle dei materassi, in sostituzione della fibra di cocco, ovviando alle potenzialità allergeniche dalla fibra vegetale.

Successivamente all’accordo con la Bayer, da parte dell’Ufficio Tecnico Permaflex, nello stabilimento di Gello viene dato l’avvio alla sperimentazione sulle ulteriori possibili applicazioni del poliuretano espanso nell’ambito dell’arredamento. La Elastoresine si trasforma in “Uno Pi – Industria Chimica per l’Arredamento”, inizialmente con l’intento di diventare fornitrice delle aziende operanti nel distretto produttivo del mobile imbottito di Quarrata. Secondo tale direttiva lo stabilimento di Calenzano avrebbe dovuto, cioè, produrre imbottiture “strutturali” in poliuretano per le poltrone e i divani progettati e realizzati da altri marchi. I materiali e le tecniche produttive proposte dalla 1P avrebbero potuto consentire un’industrializzazione in grande serie andando a innovare il principale prodotto del comprensorio del mobile quarratino: l’imbottito realizzato su fusto in legno.

Nel 1965, l’architetto Emilio Guarnacci viene incaricato di seguire lo sviluppo di prototipi destinati ad esaltare le qualità del poliuretano espanso. Ma la sperimentazione guidata da Guarnacci non tralascia nemmeno ulteriori possibili sbocchi commerciali come, ad esempio, la prefabbricazione nel settore edilizio. Sotto la sua direzione, il settore “Studi e ricerche” della 1P è coinvolto nella realizzazione di prototipi funzionanti di un sistema leggero modulare ad anelli arredati, facilmente assemblabili anche su più piani, per abitazioni unifamiliari, da adibirsi prevalentemente a villaggi turistici e pronto intervento nei casi di emergenza. Inoltre un prototipo di casetta prefabbricata vien assemblato anche nella tenuta agricola appartenente allo stesso Pofferi [02].

In breve, comunque, l’orizzonte prioritario della sperimentazione 1P diventa quello rappresentato dai tre segmenti commerciali del settore furniture: home, ufficio e contract. Nel reparto pilota della 1P, si preparano gli stampi e si procede alla simulazione delle varie fasi produttive: formazione degli elementi, assemblaggio e rivestimento delle poltrone e dei divani. Un primo prototipo viene realizzato con un campione di materiale a bassa densità e le parti vengono assemblate con colla poliuretanica. La prima prova per testarne la deformabilità viene effettuata con una pressa ma il risultato non è soddisfacente. Pofferi allora sollecita la Bayer al fine di ottenere l’invio di ulteriori campionature di materiale grezzo a densità differenziata per consentire all’azienda una più approfondita valutazione delle proprietà del poliuretano.

Per i rivestimenti vengono contattate maestranze che hanno maturato esperienze in industrie del settore come Poltronova e Giovannetti, alle quali vengono affiancate operaie esperte in cucitura provenienti del reparto dove si confezionano gli involucri in tessuto dei materassi. Presto si raggiunge un livello così alto di progettazione e industrializzazione che il passaggio dalla sperimentazione alla produzione diviene inevitabile. Nel 1968 Giovanni Pofferi ritiene che i tempi siano favorevoli per la commercializzazione dei prodotti a marchio 1P. Prende così avvio un’ambiziosa operazione che, utilizzando al meglio esperienze, tecnologie e impianti utilizzati per la produzione del poliuretano espanso, dei materassi dell’omino con il pigiama, delle reti Ondaflex e dei mobili Italbed, è tesa a occupare un ulteriore spazio nel mercato dell’arredamento.

In sincronica coincidenza con quanto accade in Lombardia negli stabilimenti C&B per il progetto della linea Up di Gaetano Pesce, sul finire degli anni 60 vedono finalmente la luce le prime produzioni 1P. Già nel 1969, infatti, a soli due anni dai primi sperimentali approcci all’arredo imbottito – ancorché industrialmente efficaci e formalmente ben condotti – rappresentati dal gruppo conversazione Dahlia e dal sistema componibile di imbottiti Rezia, la 1P poteva vantare una discreta gamma di proposte dai volumi ben bilanciati dal punto vista plastico, “moderni” nel linguaggio e agevolmente componibili – i sistemi Palòa, Pagrù, Duna – o comunque accostabili – i gruppi Nuava (ex Nuvola), Malù, Gena, Boma – espressamente rivolti al mercato domestico – Ècuba, Orchidea, Sinoca, Falena – o a quello più decisamente contract – Isotra, F1, F2.

In particolare con i primi cataloghi 1P risalenti al 1968 vengono presentate al pubblico le linee Nuvola e Dahlia. La prima (successivamente denominata Nuava) viene disegnata dagli architetti Felix Padovano ed Emilio Guarnacci. Padovano è l’art director del gruppo e tra le altre cose si occupa anche del patrimonio immobiliare: è lui ad occuparsi dello sviluppo un progetto di una struttura “a ponte” (peraltro mai realizzata), simile e quella degli Autogrill Pavesi che avrebbe dovuto scavalcare la nuova variante della SS. 66 allo scopo di facilitare l’accesso agli spazi espositivi e commerciali all’interno del complesso industriale di Gello.

Anche il tessuto in lana bouclé, utilizzato per il rivestimento della struttura/imbottitura in poliuretano espanso, viene prodotto nel reparto tessitura operante nel complesso industriale di Calenzano. Come anticipato, alla linea Nuava negli anni successivi si aggiungono anche le poltrone e i divani, Palòa, Pagrù, Gena, Ècuba, Orchidea, Malù e Camelia, oltre alla linea Jonica – che utilizza una struttura metallica con molle a greca prodotta dalla Ondaflex – e l’ambizioso sistema Duna – in cui non pare errato riconoscere l’eco potente di una delle “ossessioni” creative già teorizzate e praticate da Pierluigi Spadolini promuovendo la componibilità a un ruolo centrale all’interno del “metodo” progettuale.

Ancora nel 1968 a Felix Padovano, che opera nel sede romana all’EUR e al designer Alvaro Briganti viene affidata la progettazione del Sistema 5000, una mastodontica linea d’arredo componibile che si rifà a quella sviluppata dell’azienda tedesca Interlubke. Il sistema consente di coniugare al meglio una linea organizzata di produzione industriale con l’opportunità di proporre soluzioni di arredamento complete per la casa. I moduli sono previsti a diverse profondità, altezze, larghezze con una vasta gamma di funzioni (vani a giorno, ante, ribalte, cassetti, letti, tavoli a scomparsa, ecc.) ivi compresa quella d’interparete ovvero di divisorio per ambienti più o meno grandi. Unito ad elementi a se stanti, tavoli, sedie e gli imbottiti della 1P, il Sistema 5000, consente di realizzare l’arredamento completo di qualsivoglia abitazione, eccetto la cucina. Della produzione del sistema (nonché del laborioso catalogo che prevedeva, appunto, 5000 possibili combinazioni di assemblaggio) viene incaricata la Italbed.

Come ulteriore elemento di diversificazione produttiva, nel nuovo stabilimento 1P Sud (in seguito Aviointeriors), realizzato in provincia di Latina, viene avviata la produzione di poltrone e letti pieghevoli per gli aerei della Douglas-McDonnell destinati alle flotte dell’aviazione civile, alcuni dei quali progettati da Fabio Lenci.

Dunque, alle soglie degli anni 70, le potenzialità arredative – al pari dell’esposizione – del gruppo CIFA (Permaflex, Italbed, Ondaflex, 1P, 1P Sud) risultano massime: l’azzardo vincente della Permaflex – che ancora nel 1974 risulta praticamente un monopolista del settore con l’80% delle quote di mercato – ha convinto il suo patron a ritenere che grosso modo la medesima rete distributiva dei materassi si rivelerà adeguata ed efficace anche per i prodotti di arredo e che una potente campagna pubblicitaria possa bastare per far nuovamente arridere il successo alla nuova ambiziosa iniziativa imprenditoriale.

Il sogno di Giovanni Pofferi di creare un gruppo in grado di soddisfare ogni esigenza di arredamento s’infrange però a ridosso di un mercato che non riserva affatto il successo sperato dall’imprenditore ai prodotti della 1P ed al Sistema 5000 della Italbed. Nel 1974 quest’ultima entra in una crisi irreversibile determinando la chiusura dello stabilimento pistoiese di San Pierino Casa a Vescovo. Un declino inarrestabile che finirà per coinvolgere persino la produzione di materassi con la definitiva chiusura degli stabilimenti Permaflex di Pistoia e di Frosinone.

Il tentativo della Permaflex di affermarsi oltre al materasso con prodotti caratterizzati da una ricerca sui materiali e un design accurato, rivolti ad un mercato quanto più vasto possibile, è così una parabola lunga poco più di dieci anni, definita simbolicamente da due progetti firmati da Pierluigi Spadolini: la poltrona Permaflex ‘59 della quale si è parlato all’inizio e il gruppo componibile Boccio risalente al 1969. Un progetto – costituito da un tavolo e sei sedie raggruppabili in un solo volume in Baydur – che pur esaltando, come pochi altri, le possibilità offerte dalle materie plastiche, al fine di ottenere prodotti di design industrializzabili in grande serie non riuscì mai realmente a superare le quantità necessarie a varcare la soglia della produzione d’élite.

Share

Articoli recenti